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Il pensiero di Fichte


Autore: Linda Beluci

  • nome: Savio
  • città: Napoli
  • età: 20
  • numero appunti: 11

Documento:

  • pagine: 2
  • inserito: 2005-06-27
  • formato: doc
  • KByte: 5 (zip)

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Anteprima Fichte Fichte Fichte scrisse un opera nel 1791 che fu letta da Kant e pubblicata anonima nel 1792. Molti pensarono che questo scritto era di Kant per lo stesso editore. Fichte fu nominato professore a Jena e nel 1794 nacque una polemica sull'ateismo per cui egli perse la cattedra. Fu pubblicato un articolo che poneva la storia spiegabile attraverso la morale: aver detto ciò era considerato un discorso eretico. Questo articolo fu scritto da un suo allievo ma si pensava fosse stato scritto da Fichte stesso. Fichte dovette lasciare la cattedra e Goethe disse “un astro tramonta e un altro nasce” perché il posto di Fichte fu dato a Schelling. Fichte si trasferì a Berlino dove pronunciò i “Discorsi alla nazione tedesca” (1807 - 1808) dove incitava il popolo alla riscossa contro i francesi. Il pensiero di Fichte Il pensiero di Fichte si divide in dogmatismo e idealismo e egli stesso dice che uno non è migliore di un altro. Nell'idealismo tutto è spirito ed egli sceglierà l'idealismo. Il dogmatico parla di oggetto e quindi è limitato da un qualcosa al di fuori che domina il suo pensiero per cui l'uomo è schiavo. L'idealista parte dal soggetto ed è il soggetto che lo pone per cui l'uomo è libero. L'io è caratterizzato dall'agire, è un io che diviene, è una sostanza a cui è stato attaccato il fuoco della dialettica. [1^ dialettica] L'io pone se stesso, il soggetto pone se stesso: c'è un divenire all'infinito.[2^ dialettica] L'io attraverso un immaginazione produttiva produce un non io (natura, ciò che ci circonda, l'oggetto). [3^ dialettica] Ai vari non io si oppongono gli io divisibili, i soggetti, la pluralità degli individui. Il liberarsi dell'io, il suo agire è legato alla morale. Nel terzo momento della dialettica gli uomini sono posti inconsapevolmente dall'io: si può parlare quindi di induzione metafisica. Hegel dice che la filosofia di Fichte è come una retta che non ha fine, in quanto l'io non raggiunge mai la piena libertà e la sua vita è un...

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